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PFAS nella carta da forno: 14 marche su 16 contaminate, ecco quali evitare

PFAS nella carta da forno: 14 marche su 16 contaminate, quali scegliere
Il Salvagente ha testato 16 marche di carta da forno e trovato PFAS in 14 prodotti. Scopri quali sono sicure e come ridurre l'esposizione in cucina.

Se usi la carta da forno quasi ogni giorno — per le verdure al forno, i biscotti, il pesce in cartoccio — questo dato ti riguarda da vicino: Il Salvagente ha testato 16 marche di carta da forno in commercio e ha trovato tracce di PFAS in ben 14 prodotti su 16. Solo due marche sono uscite pulite dall’analisi. Il problema dei PFAS nella carta da forno è più diffuso di quanto molti consumatori immaginino, e vale la pena capire cosa sono queste sostanze, perché finiscono in un prodotto da cucina così comune e come orientarsi negli acquisti.

Cosa ha trovato Il Salvagente nei test

Il test, pubblicato il 22 luglio 2026 sul sito de Il Salvagente, ha analizzato 16 marche di carta da forno disponibili nei principali canali di vendita italiani. Il risultato è netto: 14 prodotti su 16 presentavano tracce quantificabili di PFAS. Una sola marca ha registrato la presenza di ben tre diverse sostanze PFAS sullo stesso foglio, il dato più preoccupante dell’intera indagine.

C’è però un elemento importante da tenere presente: nessun prodotto ha superato i limiti attualmente previsti dalla normativa europea. Questo non significa che il problema non esista, ma che i livelli rilevati rientrano — per ora — nei parametri legali vigenti. La distinzione è rilevante: trovare PFAS non equivale automaticamente a un prodotto fuorilegge, ma solleva comunque una questione di esposizione cumulativa che molti esperti considerano seria.

Le uniche due marche che non hanno mostrato tracce quantificabili di PFAS sono Carrefour e Domopak. Per chi vuole ridurre al minimo l’esposizione a queste sostanze in cucina, sono attualmente le scelte più sicure tra quelle testate.

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Perché i PFAS finiscono nella carta da forno

I PFAS — acronimo di sostanze perfluoroalchiliche — sono una famiglia di composti chimici sintetici utilizzati in moltissimi settori industriali proprio per le loro proprietà antiaderenti, impermeabilizzanti e resistenti al calore. Nella carta da forno vengono impiegati (o possono essere presenti come contaminanti del processo produttivo) per garantire che gli alimenti non si attacchino alla superficie e che il foglio regga le alte temperature del forno.

Il problema è che queste molecole sono estremamente stabili: non si degradano né nell’ambiente né nell’organismo umano, motivo per cui vengono chiamate sostanze eterne o inquinanti permanenti. La ricerca scientifica le ha associate a danni ormonali e patologie serie, anche se il livello di rischio dipende dall’entità e dalla durata dell’esposizione.

Nel caso della carta da forno, la preoccupazione riguarda la possibile migrazione di queste sostanze negli alimenti durante la cottura, soprattutto in presenza di calore elevato e grassi. È un’area in cui la ricerca è ancora in corso, e per questo il profilo di rischio specifico legato a questo uso non è ancora definitivamente stabilito dalla letteratura scientifica.

Una normativa europea in arrivo, ma non ancora operativa

Il quadro regolatorio è in movimento. Una nuova normativa europea sui PFAS era prevista per l’agosto 2026, con l’obiettivo di inasprire i limiti e ridurre la presenza di queste sostanze nei materiali a contatto con gli alimenti. Il fatto che i prodotti testati rispettino i limiti attuali non garantisce che supererebbero quelli futuri, se e quando le nuove regole entreranno in vigore.

Questo spiega anche perché indagini come quella de Il Salvagente abbiano un valore pratico: informano i consumatori prima che la legge si adegui, permettendo scelte più consapevoli nell’attesa di standard più stringenti.

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Come ridurre concretamente l’esposizione in cucina

Non è necessario eliminare del tutto la carta da forno dalla propria cucina, ma ci sono alcune accortezze che possono fare la differenza:

  • Scegli marche testate e risultate pulite: in base ai dati de Il Salvagente, Carrefour e Domopak sono le due opzioni senza tracce quantificabili di PFAS.
  • Valuta alternative riutilizzabili: tappetini in silicone alimentare certificato o teglie antiaderenti di buona qualità possono sostituire la carta da forno in molte preparazioni.
  • Evita di riutilizzare lo stesso foglio più volte: soprattutto se esposto a temperature molto alte o a grassi, un foglio già usato può rilasciare più facilmente residui.
  • Non usare la carta da forno oltre i limiti di temperatura indicati sulla confezione: ogni prodotto ha una soglia oltre la quale il trattamento superficiale può degradarsi.

Puoi consultare direttamente l’articolo originale de Il Salvagente per il dettaglio completo del test e la lista dei prodotti analizzati.

Perché il problema dei PFAS nella carta da forno non va sottovalutato

Il fatto che i limiti legali non siano stati superati può sembrare rassicurante, ma i PFAS si accumulano nell’organismo nel tempo. Non si tratta di una singola esposizione, ma di un contatto quotidiano e ripetuto attraverso fonti diverse: imballaggi alimentari, rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabilizzati. La carta da forno è solo uno dei tanti vettori possibili.

Per questa ragione, sapere quali prodotti ne contengono di meno — e quali ne sono privi — non è un esercizio di allarmismo, ma una forma di attenzione pratica. I dati del test de Il Salvagente offrono una base concreta su cui fare scelte più informate, in attesa che la normativa europea faccia il passo successivo.

Nel frattempo, tra una marca e l’altra sullo scaffale del supermercato, la differenza può essere significativa: e in questo caso, Carrefour e Domopak sono le uniche due che, al momento, non lasciano dubbi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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