Ambiente

Forestami riconosciuto dall’ONU come progetto mondiale alla COP17: Milano diventa modello globale

Forestami riconosciuto dall'ONU come progetto mondiale alla COP17: Milano modello globale
Mentre a Yerevan, in Armenia, si chiudevano i lavori della COP17 — la diciassettesima Conferenza delle Parti sulla Convenzione delle Nazioni Unite per la l

Mentre a Yerevan, in Armenia, si chiudevano i lavori della COP17 — la diciassettesima Conferenza delle Parti sulla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione — una notizia italiana ha fatto il giro del mondo: il progetto Forestami Milano è stato insignito del riconoscimento World Restoration Flagship dalle Nazioni Unite, diventando il primo progetto italiano e l’unico europeo tra i premiati del 2026. Non è un riconoscimento simbolico: significa che Milano è oggi considerata, a livello globale, un modello concreto di rigenerazione degli ecosistemi urbani.

Cosa significa il riconoscimento ONU ottenuto a COP17

Il titolo di World Restoration Flagship non viene assegnato per buone intenzioni. È un riconoscimento formale dell’ONU — nell’ambito del programma UN Decade on Ecosystem Restoration, guidato da UNEP e FAO — riservato a progetti che dimostrino risultati concreti nel recupero di ecosistemi degradati. La conferenza si è tenuta dal 19 al 30 ottobre 2026, e tra i progetti premiati insieme a Forestami figurano iniziative in Cina, Colombia, Etiopia e Stati Uniti: paesi con risorse e contesti molto diversi da quelli di una città europea.

Il fatto che Milano — e non una foresta amazzonica o una savana africana — sia stata inclusa in questa lista dice qualcosa di preciso: il ripristino degli ecosistemi non riguarda solo i grandi spazi naturali incontaminati. Riguarda anche le aree metropolitane densamente abitate, dove la pressione sull’ambiente è massima e dove vivono milioni di persone.

Forestami: da un’idea del Politecnico a tre milioni di alberi

Il progetto Forestami, gestito dalla Fondazione Forestami, è nato nel 2018 a partire da uno studio del Politecnico di Milano. L’obiettivo dichiarato è piantare 3 milioni di alberi nella Città Metropolitana di Milano entro il 2030, aumentando la copertura arborea del territorio del 5% rispetto ai livelli attuali.

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Non si tratta di piantare alberi a caso: l’impostazione scientifica del progetto — nata proprio dall’analisi del Politecnico — punta a distribuire il verde in modo strategico, tenendo conto della conformazione urbana, dei quartieri più esposti al calore e all’inquinamento, e delle aree periurbane che possono fungere da polmoni verdi per l’intera area metropolitana. È questa combinazione tra rigore scientifico e scala operativa a rendere Forestami un caso studio interessante anche per altre città europee.

Perché Milano può diventare un riferimento per le città europee

Il contesto milanese non è dei più semplici da questo punto di vista. La pianura padana è una delle aree con la qualità dell’aria più problematica d’Europa, con una conformazione geografica che ostacola la dispersione degli inquinanti. Eppure è proprio in questo contesto difficile che un progetto di forestazione urbana su larga scala acquista significato pratico, non solo simbolico.

Il riconoscimento dell’ONU alla COP17 di Yerevan arriva in un momento in cui molte città europee cercano risposte concrete al problema delle isole di calore urbane, della siccità estiva e della perdita di biodiversità nelle aree costruite. Forestami offre un modello replicabile: parte da dati scientifici, coinvolge istituzioni pubbliche e private, e opera su scala metropolitana — non solo comunale.

Il fatto che sia l’unico progetto europeo premiato nel 2026 in questa categoria suggerisce che, almeno in questo campo, l’Italia ha qualcosa da insegnare. Non è frequente che accada, e vale la pena sottolinearlo senza esagerare: il riconoscimento premia un percorso avviato, non un risultato già completato. Il 2030 è ancora distante, e i 3 milioni di alberi sono l’obiettivo, non il punto di arrivo già raggiunto.

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Cosa cambia concretamente per chi vive nell’area metropolitana

Per i residenti della Città Metropolitana di Milano, il progetto si traduce in interventi visibili: nuove alberature nei quartieri periferici, aree verdi nelle zone industriali dismesse, corridoi ecologici che collegano parchi esistenti. L’aumento del 5% della copertura arborea entro il 2030 è una cifra che, su un territorio metropolitano come quello milanese, rappresenta una trasformazione significativa del paesaggio urbano.

Il verde urbano non è solo estetica. Alberi e arbusti contribuiscono a ridurre le temperature locali nelle giornate più calde, assorbono CO₂, trattengono le polveri sottili e migliorano la permeabilità del suolo, riducendo il rischio di allagamenti durante i temporali intensi — un problema sempre più frequente in estate. Sono benefici distribuiti, che riguardano tutti, non solo chi abita vicino a un parco.

Per chi segue da vicino le politiche urbane o semplicemente vuole capire come le città possono rispondere alle sfide ambientali, il caso di Forestami è uno dei pochi esempi italiani che ha trovato risonanza internazionale verificabile. Maggiori dettagli sul progetto e sul riconoscimento sono disponibili direttamente sul sito ufficiale di Forestami.

Che Milano riesca a raggiungere l’obiettivo dei 3 milioni di alberi entro il 2030 dipenderà da molti fattori — finanziamenti, continuità politica, manutenzione del verde già piantato. Ma il fatto che un progetto nato da uno studio universitario nel 2018 sia oggi riconosciuto dalle Nazioni Unite come modello globale è, in sé, un risultato che merita attenzione.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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