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Foreste periurbane contro caldo e smog: perché la scelta delle specie arboree è cruciale (Firenze, Zagabria, Aix-en-Provence)

Foreste periurbane contro caldo e smog: perché la scelta delle specie arboree è cruciale (Firenze, Zagabria, Aix-en-Prov

Piantare alberi intorno alle città è una buona idea, ma non basta scegliere una specie qualsiasi e metterla a dimora. Lo dimostra uno studio pubblicato il 2 luglio 2026 sulla rivista Communications Earth & Environment del gruppo Nature, coordinato da ENEA in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca, il CNR e l’Istituto ACRI-ST di Sophia-Antipolis (Francia): le foreste periurbane possono davvero fare la differenza contro caldo estremo e inquinamento urbano, ma solo se progettate con criterio.

Cosa sono le foreste periurbane e perché tornano al centro del dibattito

Le foreste periurbane sono fasce boscate che si sviluppano nelle aree di transizione tra città e campagna, spesso trascurate nella pianificazione urbana tradizionale. Non si tratta di parchi cittadini né di boschi remoti: sono cinture verdi che, se ben gestite, possono interagire direttamente con la qualità dell’aria e il microclima delle aree abitate.

La ricerca ha analizzato diversi scenari di rimboschimento attorno a grandi centri urbani, scegliendo come casi di studio tre città con caratteristiche climatiche e geografiche molto diverse tra loro: Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence. Questa varietà non è casuale: serve proprio a capire se e come i benefici cambiano in contesti differenti, e soprattutto cosa succede quando si modificano le variabili legate alla scelta delle specie arboree.

Mortalità urbana e temperature estreme: il nodo che lo studio vuole sciogliere

Uno degli obiettivi centrali della ricerca è capire in che misura le foreste periurbane possano contribuire a ridurre la mortalità urbana legata alle temperature estreme — sia le ondate di calore estivo, sempre più frequenti e intense, sia i freddi intensi invernali. Si tratta di un impatto sulla salute pubblica che spesso viene sottovalutato, ma che nelle città europee pesa in modo significativo, soprattutto sulle fasce di popolazione più anziana o vulnerabile.

Il punto chiave che emerge dallo studio è che non è sufficiente aumentare la copertura arborea in modo generico. L’efficacia delle foreste periurbane dipende in modo determinante dalla scelta delle specie arboree piantate. Una piantagione mal progettata — magari con essenze non adatte al clima locale o con caratteristiche fogliari inadeguate — può rivelarsi molto meno utile di quanto ci si aspetti, o addirittura controproducente in alcuni scenari.

Perché la scelta della specie arborea cambia tutto

È qui che la ricerca diventa concretamente utile per chi si occupa di pianificazione territoriale e progettazione del verde. Non tutte le piante funzionano allo stesso modo: alcune specie sono più efficaci nell’intercettare gli inquinanti atmosferici, altre hanno una capacità evapotraspiratoria maggiore — il processo che, in sostanza, “raffredda” l’aria circostante come farebbe un condizionatore naturale. Altre ancora sono più resistenti alla siccità, caratteristica sempre più rilevante nel contesto climatico attuale.

Scegliere una specie non adatta al territorio significa sprecare risorse, tempo e spazio verde. Peggio ancora, alcune essenze possono rilasciare composti organici volatili che, in presenza di inquinanti urbani, contribuiscono alla formazione di ozono troposferico — un problema tutt’altro che trascurabile nelle città con traffico intenso.

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Foreste periurbane contro caldo e smog: perché la scelta delle specie arboree è cruciale (Firenze, Zagabria, Aix-en-Prov
Immagine generata con AI

Lo studio coordinato da ENEA con CNR e i partner italiani e francesi sottolinea proprio questo: la scelta del tipo di albero da piantare è fondamentale per l’efficacia delle foreste periurbane. Non è una variabile secondaria da definire in fase esecutiva, ma una decisione strategica che va presa a monte, con dati climatici, ecologici e sanitari alla mano.

Tre città, tre contesti, una lezione comune

Il fatto che la ricerca abbia scelto Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence come scenari di riferimento non è un dettaglio marginale. Queste tre città rappresentano contesti urbani europei molto diversi per latitudine, regime pluviometrico, densità abitativa e composizione del tessuto urbano. Analizzarle insieme permette di costruire indicazioni che possano essere trasferite a un’ampia gamma di situazioni reali.

Per Firenze, ad esempio, il tema delle ondate di calore estivo è particolarmente rilevante, con il centro storico che soffre dell’effetto urban heat island in modo evidente. Per Zagabria, il clima continentale introduce variabili diverse, con inverni più rigidi. Aix-en-Provence, nel sud della Francia, porta invece nel dibattito il problema della siccità e delle specie mediterranee più adatte a resistere a estati sempre più asciutte.

Tre contesti diversi, ma con una lezione comune: le foreste periurbane funzionano quando sono progettate, non quando sono semplicemente piantate.

Cosa significa in pratica “progettazione ecologica strategica”

Tradurre i risultati di una ricerca accademica in politiche concrete è sempre la parte più difficile. In questo caso, però, il messaggio è abbastanza diretto: chi amministra il territorio — comuni, regioni, enti di pianificazione — non può limitarsi a contare gli alberi piantati come indicatore di successo. Deve chiedersi quali alberi, dove e perché.

Questo implica coinvolgere ecologi, botanici e climatologi già nelle fasi iniziali di progettazione, non come consulenti di fine percorso. Significa anche monitorare nel tempo gli effetti reali delle piantagioni, aggiustando le scelte quando i dati mostrano che qualcosa non funziona come previsto.

Lo studio pubblicato su Communications Earth & Environment — disponibile attraverso il sito del CNR — rappresenta uno strumento utile proprio in questa direzione: fornisce un quadro scientifico su cui costruire decisioni più informate, in un momento in cui le città europee sono sempre più sotto pressione per trovare risposte concrete al cambiamento climatico.

La buona notizia è che le foreste periurbane funzionano davvero. La sfida, come spesso accade, non è tecnica ma politica e culturale: trattare il verde urbano non come un ornamento, ma come un’infrastruttura essenziale — da progettare con la stessa cura che si dedica a una strada o a una rete idrica.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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