La riforma fiscale sull’energia e il ruolo dell’Europa

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Cosa dice l’intervento dell’Unione Europea sulla riforma fiscale

È stato rivelato, all’interno di un certo documento riservato alla presidenza finlandese del Consiglio dell’Unione Europea, che è sovvenuta ai governi nazionali, ed in particolare al governo nazionale italiano, una sollecitazione circa la revisione critica e precisa delle aliquote fiscali minime destinate ai prodotti energetici nel blocco europeo.

Sono circa quindici anni che l’Unione Europea cerca di regolamentare fermamente i paesi membri in merito alle norme europee in materia di tassazione e regimi fiscali sull’energia, le quali, però, non vengono mai davvero cambiate. Ma questa volta potrebbe essere diverso.

Infatti, riformare le tasse sull’energia all’interno dei confini dell’Unione Europea ai fini di allineare e far convergere i paesi membri sulle politiche attive pro-ambiente comuni, sia il nuovo obiettivo dell’attuale Consiglio dell’Unione Europea, sempre più preoccupato circa i repentini cambiamenti climatici sollecitati dall’attivista svedese Greta Thunberg.

La presidenza finlandese, a cui aspetta il turno di supervisione nel consiglio, sta seguendo in questi mesi il motto di “Un’Europa sostenibile – un futuro sostenibile”, un diktat chiaro come il sole che i funzionari finlandesi sono pronti a dare il proprio energico contributo circa le politiche climatiche e comunitarie.

La prima mossa della presidenza sarà proprio quella di rivedere le norme circa imposte e tributi degli stati membri nei confronti dell’Unione Europea in tema di combustibili fossili e fonti di energia rinnovabile, come ad esempio il solare, l’idroelettrico e così via.

A seguito di una riunione informale dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Eurogruppo, tenuto a Helsinki il 13 settembre 2019, la Finlandia ha preparato un documento di discussione da presentare all’euro assemblea e consultato nei primi giorni da un quotidiano scandinavo.

Pare che la Commissione Europea sia in piena fase di valutazione nei meriti della Energy Taxation, ossia tutta una nuova serie di imposte relative all’energia derivante dai combustibili fossili, come il carbone e il petrolio.

Le norme europee sull’energia

Considerate vagamente “obsolete e poco adatte alle sfide dei cambiamenti climatici e agli sviluppi della politica energetica a livello europeo”, le norme dell’Unione Europea in materia di tassazione e regimi fiscali sull’energia sono immutate da ormai oltre quindici anni.

Non è la prima volta che l’Europa cerca di cambiare queste leggi, ma in passato fu bloccato un piano esecutivo sulla riforma fiscale in merito all’energia datato 2015.

Chiaramente, il nuovo documento finlandese non è vincolante per gli altri governi sovranazionali, come l’Italia, ma si limita a sollecitare un certo tipo di intervento da parte degli Stati sovrani, al fine di assottigliare le differenze fra gli stati dell’Unione Europea e altre nazioni più virtuose all’interno della stessa.

Si sa, insomma, che i paesi scandinavi e del nord Europa sono più propensi alla modernizzazione ecosostenibile rispetto ad altri Paesi come l’Italia, la Francia e la Spagna. In Est Europa, invece, è ancora onnipresente il carbone nelle vecchie fabbriche del dopoguerra, raramente dismesse o smantellate.

In ogni caso, la presidenza finlandese sembra sperare in una rapida svolta da parte di tutti gli Stati membri e questo se lo augurano tutti, dall’Italia alla Germania.

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