Ambiente

Riciclo imballaggi, l’Italia supera il 77% nel 2025 grazie al sistema Conai

Riciclo imballaggi, l'Italia supera il 77% nel 2025 grazie al sistema Conai

Quando si parla di riciclo imballaggi in Italia, i numeri del 2025 raccontano una storia che vale la pena leggere per intero: 10 milioni e 970mila tonnellate di imballaggi riciclati, pari al 77,3% dei materiali immessi al consumo. Un risultato certificato dalla Relazione generale CONAI, diffusa nel 2026, che fotografa un Paese che — almeno su questo fronte — ha imparato a fare le cose sul serio.

Cosa significa davvero il 77,3% di riciclo

Per capire il peso di questa percentuale bisogna partire da un dato concreto: nel 2025 in Italia sono stati immessi al consumo 14 milioni e 200mila tonnellate di imballaggi. Di queste, quasi 11 milioni sono finite in un percorso di riciclo certificato. Il restante 22,7% comprende materiali che per ragioni tecniche, economiche o logistiche non hanno ancora trovato una filiera di recupero efficiente.

Il 77,3% non è solo un numero da comunicato stampa: è il termometro di un sistema industriale e civico che funziona quando le sue parti si coordinano. Raccolta differenziata dei cittadini, piattaforme di selezione, impianti di riciclo, accordi di filiera — tutto deve girare insieme perché quella percentuale salga invece di scendere.

Il ruolo del sistema Conai nel risultato italiano

Conai — il Consorzio Nazionale Imballaggi — è l’asse portante di questo meccanismo. Fondato su un principio di responsabilità estesa del produttore, riunisce produttori e utilizzatori di imballaggi e coordina sei consorzi di filiera dedicati a materiali specifici: acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro.

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Il modello funziona attraverso un contributo ambientale che le aziende versano a Conai in proporzione agli imballaggi che immettono sul mercato. Queste risorse vengono poi redistribuite lungo la catena, fino ad arrivare — in parte significativa — direttamente ai Comuni italiani per sostenere la raccolta differenziata. Nel 2025, 892 milioni di euro sono stati trasferiti agli enti locali con questa finalità. Una cifra che alleggerisce i bilanci comunali e, indirettamente, le bollette dei cittadini che pagano la TARI.

Non è un sistema perfetto — nessun sistema lo è — ma è uno dei pochi in Europa ad aver dimostrato una capacità di crescita costante nel tempo, combinando incentivi economici e obblighi normativi in modo che le due leve si rinforzino a vicenda.

Perché questo dato interessa anche chi sta a casa

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Immagine generata con AI

È facile pensare che il riciclo degli imballaggi sia una questione industriale, lontana dalla cucina o dal balcone dove si separa la carta dal vetro. In realtà il collegamento è diretto. Ogni volta che un Comune riceve fondi da Conai per migliorare la raccolta differenziata, può investire in contenitori più capillari, calendari di raccolta più frequenti, campagne di sensibilizzazione. Il risultato pratico lo vedi nel tuo quartiere: cassonetti più efficienti, meno conferimenti sbagliati, meno rifiuti finiti in discarica.

Inoltre, un tasso di riciclo alto significa che i materiali recuperati rientrano nel ciclo produttivo come materie prime seconde, riducendo la dipendenza da risorse vergini. Meno estrazione, meno energia, meno emissioni. Il circolo virtuoso dell’economia circolare non è uno slogan: è quello che accade concretamente quando una bottiglia di plastica viene raccolta, selezionata e trasformata in un nuovo prodotto invece di finire in un inceneritore o peggio.

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Il commento istituzionale e il contesto europeo

Vannia Gava, Viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha commentato positivamente il risultato certificato dalla Relazione generale CONAI, sottolineando il valore del traguardo per il Paese. Il riconoscimento istituzionale è rilevante perché il riciclo degli imballaggi non è solo una scelta volontaria: è un obbligo normativo che discende dalla direttiva europea sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, e i target europei per i prossimi anni sono destinati ad alzarsi ulteriormente.

L’Italia, con il suo 77,3%, si posiziona già sopra molti degli obiettivi che l’Unione Europea ha fissato per il 2025 e guarda con più serenità alle scadenze future. Non tutti i Paesi membri possono dire lo stesso: la media europea è trainata da pochi sistemi ben organizzati, e il modello italiano — basato su consorzi di filiera con responsabilità precise — viene spesso citato come riferimento nelle discussioni di policy a Bruxelles.

Per approfondire i dati ufficiali e la struttura del sistema, il sito di Conai pubblica la documentazione completa della Relazione generale.

Detto tutto questo, il 22,7% che ancora non viene riciclato rimane un cantiere aperto. Alcune frazioni di plastica composita, certi materiali multistrato, imballaggi contaminati da residui alimentari: sono le sfide tecniche e comportamentali che il sistema dovrà affrontare nei prossimi anni. Il 77,3% è un punto di partenza solido, non un traguardo definitivo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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