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Janus River, il cicloviaggiatore che ha percorso 400mila km in 154 paesi

Janus River, il cicloviaggiatore che ha percorso 400mila km in 154 paesi

Partire il primo giorno dell’anno 2000 dalle Isole Canarie e non fermarsi più. Non per mesi, non per qualche anno: per oltre un quarto di secolo. Janus River, nato in Siberia nel 1936 da origini russe e polacche, ha trasformato il cicloviaggio in bici in una forma di vita radicale, che pochi al mondo potrebbero anche solo immaginare. Più di 400.000 chilometri percorsi, 154 paesi attraversati, un’età che oggi sfiora i novant’anni: la sua storia è una di quelle che ti fanno rimettere in discussione qualunque limite tu pensassi di avere.

Cos’è davvero un cicloviaggio in bici (e perché sempre più persone lo scelgono)

Prima di entrare nel vivo della storia di Janus River, vale la pena capire di cosa parliamo quando diciamo cicloviaggio in bici. Non è semplicemente una gita domenicale o un tour organizzato: è un modo di viaggiare in cui la bicicletta diventa il mezzo principale — e spesso unico — per spostarsi da un luogo all’altro, con bagaglio al seguito, tappe da pianificare e imprevisti da gestire sul campo.

Negli ultimi anni il cicloturismo di lungo raggio ha vissuto una crescita enorme in Italia e in Europa. Sempre più persone scelgono la bici per attraversare regioni, paesi o addirittura continenti interi. I motivi? Sono tanti: il contatto diretto con i luoghi, la lentezza che permette di vedere davvero ciò che si attraversa, il costo contenuto rispetto ad altri tipi di viaggio, e — non ultimo — un impatto ambientale praticamente nullo.

Cicloviaggio vs cicloturismo: c’è differenza?

Spesso i due termini vengono usati come sinonimi, ma c’è una sfumatura importante. Il cicloturismo indica in genere escursioni o vacanze in bici di durata limitata, anche solo qualche giorno. Il cicloviaggio tende invece a indicare qualcosa di più impegnativo e prolungato: settimane, mesi, o — come nel caso di Janus River — decenni. La differenza non è solo di chilometri, ma di mentalità: nel cicloviaggio la bici non è un accessorio del viaggio, è il viaggio stesso.

Una partenza che valeva un manifesto

Il 1° gennaio 2000 non è una data scelta a caso. Cominciare un cicloviaggio in bici proprio all’alba del nuovo millennio, dalle Isole Canarie, ha il sapore di una dichiarazione d’intenti: il mondo che si apre, la strada come unica agenda. Janus River aveva già più di sessant’anni quando ha inforcato la bicicletta per quello che sarebbe diventato il viaggio più lungo della sua vita — e probabilmente uno dei più lunghi mai documentati da un singolo ciclista.

Non si trattava di un’impresa sportiva nel senso classico del termine, né di una sfida da completare in tempo record. Era qualcosa di più difficile da definire: una scelta di esistenza. Pedalare da un paese all’altro, adattarsi ai climi, alle strade sterrate, alle metropoli caotiche e ai deserti silenziosi. Niente tappe fisse, niente traguardo annunciato.

Cosa significa percorrere 400.000 km su due ruote

Per dare una misura concreta: 400.000 chilometri corrispondono a circa dieci volte la circonferenza della Terra. Non è una distanza che si accumula in fretta, anche pedalando ogni giorno. Significa anni di asfalto, polvere, salite, forature, notti in tenda e mattine in cui ricominciare da capo senza sapere esattamente dove si dormirà la sera.

In questo percorso, Janus River ha attraversato 154 paesi, una cifra che supera la maggior parte degli itinerari diplomatici. Ha toccato continenti diversissimi tra loro, ha attraversato frontiere complicate, ha pedalato in condizioni climatiche estreme. Non è un atleta professionista supportato da un team: è un uomo con una bicicletta, un bagaglio essenziale e una determinazione che non sembra conoscere scadenze.

Tra i paesi visitati c’è anche l’Italia. Quando aveva 80 anni, è passato dal Lago di Garda — una tappa che aveva già attirato l’attenzione locale e che dice molto su come il suo viaggio non sia mai stato solo una questione geografica, ma anche di incontri, di persone che si fermano ad ascoltare.

Il cicloviaggio in bici come scelta identitaria

Quello di Janus River non è un cicloviaggio in bici nel senso in cui lo intendono la maggior parte dei cicloturisti: una vacanza attiva, un tour estivo, un weekend di pedalate. Qui siamo in un territorio completamente diverso. La bicicletta non è un mezzo di svago ma l’unica modalità di spostamento scelta, mantenuta per decenni con una coerenza che rasenta l’ascesi.

Le sue origini siberiane — una terra che non ti abitua alla comodità — potrebbero spiegare in parte una certa predisposizione alla durezza. Ma spiegare il suo viaggio solo con la provenienza geografica sarebbe riduttivo. C’è una filosofia di fondo, un modo di stare nel mondo che privilegia il movimento lento, il contatto diretto con i luoghi, la dipendenza minima dalle infrastrutture moderne.

Chi lo ha incontrato lungo il percorso racconta di un uomo lucido, curioso, capace di raccontare con precisione i paesi attraversati. Non un avventuriero solitario chiuso nel suo silenzio, ma qualcuno che ha fatto dell’incontro con l’altro una parte integrante del viaggio stesso.

Janus River, il cicloviaggiatore che ha percorso 400mila km in 154 paesi (2)
Immagine: Paul VanDerWerf from Brunswick, Maine, USA (via Wikimedia Commons) (CC BY 2.0)

Cosa rende questa storia diversa dalle altre imprese ciclistiche

Esistono altri grandi viaggiatori in bici, altri record di distanza. Ma il caso di Janus River ha alcune caratteristiche che lo rendono singolare anche in quel contesto. La prima è l’età: partire a più di sessant’anni e continuare a pedalare fino a sfiorare i novanta non ha precedenti facilmente comparabili. La seconda è la continuità: non si tratta di spedizioni separate, ma di un unico viaggio iniziato il 1° gennaio 2000 e proseguito senza interruzioni significative.

La terza, forse la più difficile da quantificare, è la coerenza. In un’epoca in cui tutto cambia velocemente — i mezzi di trasporto, le abitudini, le priorità — lui ha scelto di restare fedele a una sola cosa: la bicicletta e la strada. Per oltre ventisei anni.

Vuoi iniziare il tuo cicloviaggio in bici? Da dove partire

La storia di Janus River può sembrare irraggiungibile — e in parte lo è. Ma il bello del cicloviaggio in bici è che esiste a tutte le scale. Non devi circumnavigare il globo per sperimentare quella sensazione di libertà su due ruote. Ecco qualche punto di partenza concreto:

  • Scegli la bici giusta. Per un cicloviaggio di più giorni, una bici da trekking o una gravel bike sono le scelte più versatili: reggono il peso dei bagagli e si adattano a fondi stradali diversi.
  • Pianifica le tappe in modo flessibile. Una media di 60-80 km al giorno è sostenibile per la maggior parte dei cicloviaggiatori non professionisti, ma lascia sempre margine per imprevisti o deviazioni interessanti.
  • Viaggia leggero. Il peso è il tuo nemico principale in salita. Borse da bici (le classiche borse da cicloturismo o le moderne bikepacking bag) ti permettono di portare l’essenziale senza appesantire troppo la bici.
  • Usa le reti ciclabili esistenti. L’Italia è attraversata da itinerari come la Ciclovia del Sole, la Via Claudia Augusta o il percorso lungo il Po: ottimi punti di partenza per chi vuole fare cicloturismo senza doversi inventare tutto da zero.
  • Documentati sulle risorse disponibili. La Adventure Cycling Association offre mappe e guide per chi vuole esplorare il mondo su due ruote, a qualunque età e con qualunque ambizione.

FAQ sul cicloviaggio in bici

Quanto costa fare un cicloviaggio in bici?

Dipende molto dallo stile di viaggio. Chi sceglie il campeggio libero o i ostelli può spendere anche meno di 20-30 euro al giorno. Chi preferisce pernottare in B&B o agriturismi sale ovviamente di più. In ogni caso, il cicloviaggio rimane uno dei modi più economici per viaggiare in autonomia.

Serve essere allenati per fare un cicloviaggio?

Non devi essere un ciclista agonistico, ma una preparazione fisica di base aiuta moltissimo. Inizia con uscite di 2-3 ore nei mesi precedenti, aumenta gradualmente le distanze e, se possibile, fai qualche uscita con il bagaglio carico: pedalare con le borse è tutta un’altra storia rispetto alla bici scarica.

Qual è la bici migliore per un cicloviaggio?

Non esiste una risposta universale, ma le bici da trekking e le gravel bike sono le più apprezzate per la loro versatilità. Evita le mountain bike full-suspension (troppo pesanti e inefficienti su asfalto) e le bici da corsa (poco adatte al carico e ai fondi sconnessi).

Si può fare un cicloviaggio in bici da soli?

Assolutamente sì, e molti cicloviaggiatori preferiscono la solitudine del viaggio in solitaria. Richiede però una maggiore attenzione alla pianificazione, alla sicurezza e alla gestione degli imprevisti meccanici. Imparare le riparazioni di base — foratura, regolazione dei freni, sostituzione della catena — è quasi obbligatorio.

La storia di Janus River non insegna che bisogna mollare tutto e partire — sarebbe una lettura troppo semplice. Insegna qualcosa di più sottile: che i limiti che diamo per scontati, quelli legati all’età, alla resistenza, alla possibilità di reinventarsi, spesso sono molto meno solidi di quanto sembrano. Lui lo ha dimostrato pedalata dopo pedalata, paese dopo paese, per più di un quarto di secolo. E tu, quando parti?

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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