Partire il primo giorno dell’anno 2000 dalle Isole Canarie e non fermarsi più. Non per mesi, non per qualche anno: per oltre un quarto di secolo. Janus River, nato in Siberia nel 1936 da origini russe e polacche, ha trasformato il cicloviaggio in bici in una forma di vita radicale, che pochi al mondo potrebbero anche solo immaginare. Più di 400.000 chilometri percorsi, 154 paesi attraversati, un’età che nel 2026 sfiora i novant’anni: la sua storia è una di quelle che ti fanno rimettere in discussione qualunque limite tu pensassi di avere.
Una partenza che valeva un manifesto
Il 1° gennaio 2000 non è una data scelta a caso. Cominciare un cicloviaggio in bici proprio all’alba del nuovo millennio, dalle Isole Canarie, ha il sapore di una dichiarazione d’intenti: il mondo che si apre, la strada come unica agenda. Janus River aveva già più di sessant’anni quando ha inforcato la bicicletta per quello che sarebbe diventato il viaggio più lungo della sua vita — e probabilmente uno dei più lunghi mai documentati da un singolo ciclista.
Non si trattava di un’impresa sportiva nel senso classico del termine, né di una sfida da completare in tempo record. Era qualcosa di più difficile da definire: una scelta di esistenza. Pedalare da un paese all’altro, adattarsi ai climi, alle strade sterrate, alle metropoli caotiche e ai deserti silenziosi. Niente tappe fisse, niente traguardo annunciato.
Cosa significa percorrere 400.000 km su due ruote
Per dare una misura concreta: 400.000 chilometri corrispondono a circa dieci volte la circonferenza della Terra. Non è una distanza che si accumula in fretta, anche pedalando ogni giorno. Significa anni di asfalto, polvere, salite, forature, notti in tenda e mattine in cui ricominciare da capo senza sapere esattamente dove si dormirà la sera.
In questo percorso, Janus River ha attraversato 154 paesi, una cifra che supera la maggior parte degli itinerari diplomatici. Ha toccato continenti diversissimi tra loro, ha attraversato frontiere complicate, ha pedalato in condizioni climatiche estreme. Non è un atleta professionista supportato da un team: è un uomo con una bicicletta, un bagaglio essenziale e una determinazione che non sembra conoscere scadenze.
Tra i paesi visitati c’è anche l’Italia. Nel 2017, quando aveva 80 anni, è passato dal Lago di Garda — una tappa che aveva già attirato l’attenzione locale e che dice molto su come il suo viaggio non sia mai stato solo una questione geografica, ma anche di incontri, di persone che si fermano ad ascoltare.
Il cicloviaggio in bici come scelta identitaria

Quello di Janus River non è un cicloviaggio in bici nel senso in cui lo intendono la maggior parte dei cicloturisti: una vacanza attiva, un tour estivo, un weekend di pedalate. Qui siamo in un territorio completamente diverso. La bicicletta non è un mezzo di svago ma l’unica modalità di spostamento scelta, mantenuta per decenni con una coerenza che rasenta l’ascesi.
Le sue origini siberiane — una terra che non ti abitua alla comodità — potrebbero spiegare in parte una certa predisposizione alla durezza. Ma spiegare il suo viaggio solo con la provenienza geografica sarebbe riduttivo. C’è una filosofia di fondo, un modo di stare nel mondo che privilegia il movimento lento, il contatto diretto con i luoghi, la dipendenza minima dalle infrastrutture moderne.
Chi lo ha incontrato lungo il percorso racconta di un uomo lucido, curioso, capace di raccontare con precisione i paesi attraversati. Non un avventuriero solitario chiuso nel suo silenzio, ma qualcuno che ha fatto dell’incontro con l’altro una parte integrante del viaggio stesso.
Cosa rende questa storia diversa dalle altre imprese ciclistiche
Esistono altri grandi viaggiatori in bici, altri record di distanza. Ma il caso di Janus River ha alcune caratteristiche che lo rendono singolare anche in quel contesto. La prima è l’età : partire a più di sessant’anni e continuare a pedalare fino a sfiorare i novanta non ha precedenti facilmente comparabili. La seconda è la continuità : non si tratta di spedizioni separate, ma di un unico viaggio iniziato il 1° gennaio 2000 e proseguito senza interruzioni significative.
La terza, forse la più difficile da quantificare, è la coerenza. In un’epoca in cui tutto cambia velocemente — i mezzi di trasporto, le abitudini, le priorità — lui ha scelto di restare fedele a una sola cosa: la bicicletta e la strada. Per oltre ventisei anni.
Per chi volesse approfondire il mondo del cicloturismo di lungo raggio, la Adventure Cycling Association offre risorse e mappe per chi vuole iniziare a esplorare il mondo su due ruote, a qualunque età e con qualunque ambizione.
La storia di Janus River non insegna che bisogna mollare tutto e partire — sarebbe una lettura troppo semplice. Insegna qualcosa di più sottile: che i limiti che diamo per scontati, quelli legati all’età , alla resistenza, alla possibilità di reinventarsi, spesso sono molto meno solidi di quanto sembrano. Lui lo ha dimostrato pedalata dopo pedalata, paese dopo paese, per più di un quarto di secolo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








