A Torino, nel quartiere di Mirafiori, qualcosa di concreto si muove contro lo spreco: non uno slogan, non una campagna di sensibilizzazione, ma un progetto che prova a chiudere il cerchio tra chi ha troppo e chi non ha abbastanza. Se stai cercando informazioni sul quartiere spreco zero di Torino, sei nel posto giusto. Si chiama Mirafiori Quartiere a spreco zero, ed è uno degli esempi più discussi di economia solidale applicata a scala di quartiere in Italia. Capire come funziona — e perché ha senso — è utile anche per chi abita altrove e si chiede se un modello simile possa attecchire nel proprio contesto.
Cos’è il quartiere spreco zero di Torino e dove nasce
Mirafiori è un quartiere con una storia operaia densa, un tessuto sociale composito e sacche di fragilità economica che si sono accentuate negli ultimi anni. È in questo contesto che la Fondazione della Comunità di Mirafiori ha proposto il progetto, coinvolgendo due Case del Quartiere già radicate nel territorio: Casa nel Parco e Cascina Roccafranca. Non si tratta di strutture nate ieri: entrambe hanno anni di esperienza nell’animazione sociale, nell’accoglienza e nei servizi alla comunità , e sono diventate i nodi fisici attorno a cui il progetto si organizza.
L’obiettivo dichiarato è doppio: da un lato intercettare i bisogni primari delle persone in difficoltà — cibo, abbigliamento, beni di prima necessità — dall’altro promuovere un’inclusione attiva, che non sia semplice assistenza ma partecipazione. Il progetto rientra nella rete Torino Solidale, un sistema più ampio che coordina interventi di welfare di prossimità in diversi quartieri della città .
Come funziona concretamente il quartiere spreco zero a Torino
Il meccanismo di base è quello tipico dei progetti di recupero delle eccedenze: si intercettano beni che altrimenti andrebbero sprecati — cibo prossimo alla scadenza, indumenti in buono stato, piccoli elettrodomestici funzionanti — e li si reindirizza verso chi ne ha bisogno. Le Case del Quartiere fungono da punti di raccolta e distribuzione, ma anche da spazi di incontro dove la relazione tra chi dona e chi riceve non è anonima.
Questo aspetto non è secondario. In molti progetti analoghi la distribuzione avviene in modo freddo e burocratico, con il rischio di stigmatizzare chi si rivolge al servizio. Qui l’approccio è diverso: gli spazi sono aperti, frequentati da persone con profili diversi, e la partecipazione è incoraggiata anche da parte di chi riceve. Chi può, contribuisce — con tempo, con competenze, con piccole donazioni — e questo riduce la distanza tra “benefattori” e “beneficiari”.
Roberta Molinar, responsabile dei progetti di intervento e inclusione sociale presso la Fondazione Mirafiori, ha coordinato in prima persona l’hub di supporto alimentare attivato a Casa nel Parco durante l’emergenza sanitaria: un momento che ha accelerato la messa a regime di alcune pratiche poi diventate strutturali nel progetto.
👉 Leggi anche: Freedhome a Torino: il concept store dove si comprano i prodotti fatti in carcere
Cibo, vestiti, elettrodomestici: cosa si recupera e come
Le categorie di beni coinvolte nel progetto riflettono i bisogni reali delle famiglie fragili. Sul fronte alimentare, si lavora con le eccedenze della distribuzione locale: prodotti freschi, pane, frutta e verdura che i punti vendita non possono più mettere in scaffale ma che sono ancora perfettamente consumabili. La logistica di questo tipo di recupero è delicata — i tempi sono stretti, la catena del freddo va rispettata, le quantità variano — e richiede una rete di volontari attiva e affidabile.
Per abbigliamento e accessori, il modello si avvicina a quello dei mercatini di scambio e dei guardaroba solidali: i capi vengono selezionati, lavati se necessario, e resi disponibili in modo dignitoso, non come scarti. Gli elettrodomestici e i piccoli oggetti per la casa seguono un percorso simile: chi non ne ha più bisogno li porta, chi può li ripara o li verifica, chi ne ha bisogno li prende.
Questo tipo di circolarità — repair, reuse, redistribute — è esattamente ciò che distingue un progetto strutturato da una semplice raccolta occasionale. Non si tratta di svuotare cantine, ma di costruire un flusso continuo e gestito di beni che altrimenti andrebbero persi.
Torino spreco zero: i risultati concreti del progetto
Numeri alla mano, l’impatto di un’iniziativa come quella di Mirafiori si misura su più livelli. Le tonnellate di cibo recuperato ogni anno, i nuclei familiari raggiunti, le ore di volontariato attivate: sono tutti indicatori che raccontano quanto un modello di quartiere a spreco zero a Torino possa incidere davvero sulla vita quotidiana delle persone. Ma c’è un dato che va oltre le statistiche: la capacità di trasformare la vergogna del bisogno in partecipazione attiva. Chi entra in questi spazi non si sente un assistito — si sente parte di una comunità che funziona meglio quando nessuno spreca e nessuno viene lasciato indietro.
Il progetto ha anche un effetto collaterale positivo sull’ambiente: meno rifiuti organici, meno indumenti in discarica, meno elettrodomestici smaltiti prima del tempo. Ridurre lo spreco domestico e di quartiere significa anche ridurre l’impronta ecologica di un’intera comunità urbana — un risultato pazzesco, se ci pensi, ottenuto semplicemente organizzando meglio ciò che già esiste.
Come partecipare o replicare il modello nel tuo quartiere
La domanda che molti si pongono, guardando a esperienze come quella di Mirafiori, è: si può replicare? La risposta onesta è: dipende. Non tanto dalla buona volontà , che di solito non manca, quanto dalla presenza di alcune condizioni di base.

- Un luogo fisico riconoscibile: serve uno spazio che la comunità già frequenta e di cui si fida. Aprire un punto di raccolta in un locale anonimo non produce lo stesso risultato di radicarsi in una struttura già vissuta come propria.
- Una regia organizzativa: qualcuno deve coordinare i flussi, gestire i volontari, dialogare con i fornitori di eccedenze. Senza una fondazione o un’associazione strutturata, il progetto rischia di esaurirsi in poche settimane.
- Il collegamento con reti esistenti: l’inserimento in un sistema più ampio — come fa Mirafiori con Torino Solidale — permette di condividere risorse, evitare duplicazioni e avere una voce più forte nei confronti delle istituzioni.
- La cura della relazione: i progetti che durano sono quelli che trattano i partecipanti come persone, non come utenti. La dimensione comunitaria non è un optional, è il motore.
Quartieri con caratteristiche simili a Mirafiori — alta densità abitativa, mix sociale, presenza di associazionismo attivo — esistono in molte città italiane. Il modello non è esportabile chiavi in mano, ma i principi su cui si basa sono sufficientemente flessibili da adattarsi a contesti diversi.
👉 Leggi anche: In Trentino la comunità energetica più grande d'Italia: 84 nuclei familiari riducono la bolletta
Se vuoi partecipare come volontario o donatore al progetto torinese, il punto di partenza è contattare direttamente Casa nel Parco o Cascina Roccafranca. Se invece vuoi portare qualcosa di simile nel tuo quartiere, vale la pena iniziare mappando le realtà associative già presenti: spesso la rete esiste già , manca solo qualcuno che la attivi.
Quello che Mirafiori dimostra, nel suo piccolo, è che ridurre lo spreco e rispondere ai bisogni delle persone non sono obiettivi separati: possono alimentarsi a vicenda, quartiere dopo quartiere, se c’è qualcuno disposto a tenere insieme i fili. Per chi vuole approfondire il progetto o esplorare iniziative simili, il sito di Fondazione della Comunità di Mirafiori è il punto di partenza più diretto.
FAQ: tutto quello che vuoi sapere sul quartiere spreco zero di Torino
Cos’è esattamente il quartiere spreco zero di Torino?
È un progetto promosso dalla Fondazione della Comunità di Mirafiori che punta a recuperare beni in eccesso — cibo, vestiti, elettrodomestici — e redistribuirli alle famiglie in difficoltà del quartiere, riducendo al tempo stesso lo spreco e favorendo l’inclusione sociale.
In quale quartiere di Torino si trova il progetto spreco zero?
Il progetto è radicato a Mirafiori, quartiere nella zona sud di Torino, e fa riferimento a due Case del Quartiere: Casa nel Parco e Cascina Roccafranca.
Come posso donare beni o diventare volontario?
Puoi contattare direttamente Casa nel Parco o Cascina Roccafranca, oppure visitare il sito della Fondazione della Comunità di Mirafiori per informazioni aggiornate su come contribuire.
Il modello spreco zero di Torino è replicabile in altri quartieri italiani?
Sì, con le dovute adattamenti. Servono uno spazio fisico di fiducia, una regia organizzativa solida e il collegamento con reti di welfare già esistenti. I principi del progetto sono flessibili e applicabili in contesti urbani simili.
Quali beni vengono recuperati e redistribuiti?
Principalmente cibo fresco prossimo alla scadenza, abbigliamento in buono stato e piccoli elettrodomestici funzionanti. Tutto viene selezionato e gestito in modo dignitoso, non come semplice scarico di materiale in eccesso.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








