Compiere 80 anni e arrivare all’ottava edizione del proprio bilancio di sostenibilità non è un traguardo banale, soprattutto in un settore come quello del cioccolato, dove la filiera del cacao attraversa continenti, comunità rurali e mercati globali. ICAM, l’azienda italiana del cioccolato, ha presentato nel 2026 il Bilancio di Sostenibilità 2025, un documento che non si limita a rendicontare numeri ma racconta come la creazione di valore sostenibile lungo la filiera del cacao sia diventata parte strutturale del modello di business. Per chi segue questo settore, i dati contenuti nel report meritano davvero attenzione.
Un bilancio di sostenibilità del cacao che arriva all’ottava edizione
Non tutte le aziende dolciarie italiane pubblicano un bilancio di sostenibilità sul cacao con questa continuità . ICAM lo fa da anni, e il fatto che questa sia l’ottava edizione consecutiva del documento dice qualcosa di preciso: non si tratta di un esercizio di comunicazione episodico, ma di uno strumento di rendicontazione che l’azienda ha scelto di mantenere nel tempo, aggiornandolo con i risultati, i progetti e gli impatti generati lungo la filiera internazionale del cacao.
Il Bilancio di Sostenibilità 2025 copre l’intera catena del valore, dall’origine delle materie prime fino alla trasformazione in prodotto finito. È proprio questa prospettiva di filiera a rendere il documento più interessante rispetto a un classico report ambientale aziendale: il cacao non nasce in Italia, e la sostenibilità reale di una tavoletta di cioccolato si gioca in larga parte dove la fava viene coltivata, raccolta e lavorata.
I numeri sulla provenienza del cacao: cosa dicono davvero
Tra i dati più significativi che emergono dal report, quelli sulla provenienza del cacao acquistato da ICAM offrono una fotografia concreta della strategia adottata. L’85% del cacao acquistato proviene da filiere corte o integrate, una percentuale che indica un controllo diretto — o quasi — sulla catena di approvvigionamento. Non è poco, considerando la complessità geografica e logistica di un prodotto che arriva tipicamente da paesi tropicali.
L’81,5% del cacao acquistato è certificato, mentre il 64,9% è biologico. Quest’ultimo dato è particolarmente rilevante: quasi due terzi del cacao utilizzato risponde a standard di produzione biologica, il che implica vincoli precisi sia sulle pratiche agricole che sui controlli lungo la filiera. Non si tratta di una quota marginale, ma di una scelta che ha conseguenze concrete sulle relazioni con i fornitori e sui costi di approvvigionamento.
A completare il quadro c’è un dato economico diretto: ICAM ha riconosciuto oltre 3 milioni di dollari in Fairtrade Premium. Il Fairtrade Premium è una somma aggiuntiva rispetto al prezzo di mercato che viene versata alle cooperative di produttori e che questi possono investire in progetti comunitari — scuole, infrastrutture, formazione. È una delle forme più concrete di redistribuzione del valore lungo la filiera del cacao.
Icauganda: quindici anni di filiera integrata in Uganda
Uno degli elementi più interessanti che emerge dal Bilancio di Sostenibilità 2025 riguarda Icauganda, la società fondata da ICAM nel 2010 per consolidare e sviluppare una delle filiere di cacao più rilevanti per l’azienda. Nel 2025 Icauganda ha celebrato i suoi 15 anni di attività , un anniversario che coincide con quello degli 80 anni della casa madre.
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La presenza diretta in Uganda attraverso una struttura societaria dedicata è un modello che va ben oltre il semplice acquisto di materia prima certificata. Significa avere personale sul territorio, costruire relazioni continuative con i coltivatori, monitorare le pratiche agricole e intervenire direttamente quando necessario. È un approccio che richiede investimenti significativi ma che, nel tempo, produce una filiera più stabile e tracciabile — esattamente il tipo di filiera integrata che compare in quel dato dell’85% citato nel report.
Una strategia fondata su tre assi: cosa sappiamo
Il Bilancio di Sostenibilità 2025 di ICAM articola la propria strategia di sostenibilità su tre assi strategici. Il documento non si limita a fotografare lo stato attuale, ma rendiconta i risultati di un approccio strutturato che l’azienda ha scelto di rendere pubblico e verificabile nel tempo.
Questo tipo di struttura tripartita è comune nei report di sostenibilità più maturi, dove si cerca di bilanciare dimensioni ambientali, sociali e di governance — o varianti di questa tripartizione adattate al contesto specifico del settore. Nel caso di ICAM, il fatto che la filiera del cacao sia al centro del documento suggerisce che almeno uno di questi assi riguardi direttamente le comunità produttrici e le pratiche agricole nei paesi di origine.
Per chi vuole approfondire, il report completo è disponibile direttamente sul sito dell’azienda: il testo integrale del Bilancio di Sostenibilità 2025 di ICAM permette di verificare dati, metodologie e impatti rendicontati.
Perché questo report conta per il settore dolciario italiano
Il bilancio di sostenibilità del cacao di ICAM ha un valore che va oltre la singola azienda. In un momento in cui la normativa europea sulla due diligence delle filiere agricole sta diventando sempre più stringente, disporre di dati strutturati e aggiornati sulla provenienza delle materie prime non è più un optional comunicativo ma una necessità operativa.
Le aziende che hanno costruito nel tempo sistemi di tracciabilità e relazioni dirette con i produttori si trovano oggi in una posizione migliore rispetto a chi ha acquistato cacao sul mercato spot senza preoccuparsi troppo di dove e come venisse coltivato. ICAM, con i suoi 80 anni di storia e otto edizioni consecutive di bilancio di sostenibilità , sembra aver scelto questa strada con anticipo rispetto alle pressioni normative.
Che questa scelta si traduca in un vantaggio competitivo reale dipenderà anche da come il mercato — e i consumatori — impareranno a leggere questi dati. Per ora, i numeri pubblicati nel Bilancio di Sostenibilità 2025 offrono una base concreta su cui ragionare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








