Edilizia

Scuole italiane a rischio: il 60% senza certificato di agibilità, ecco perché crolli e disagi aumentano

Scuole a rischio in Italia: il 60% senza certificato di agibilità, crolli e disagi crescono

Mandare i propri figli a scuola ogni mattina è un gesto automatico, quasi rituale. Eppure, dietro quelle porte, si nasconde una realtà che molti genitori ignorano: una quota significativa di scuole senza certificato di agibilità in Italia supera il 60% del totale degli edifici scolastici, con impianti obsoleti, strutture non collaudate e, in alcuni casi, rischi concreti per chi ci lavora e ci studia ogni giorno. Non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di un problema sistemico che si trascina da decenni e che i dati più recenti continuano a fotografare con numeri impietosi.

Cosa significa davvero “senza certificato di agibilità”

Il certificato di agibilità — o agibilità, come viene chiamato nel linguaggio tecnico-burocratico — attesta che un edificio rispetta i requisiti minimi di sicurezza strutturale, igiene e conformità agli impianti. In un contesto scolastico, la sua assenza non significa automaticamente che l’edificio sia sul punto di crollare. Significa però che nessuno ha formalmente verificato e certificato che quelle mura siano sicure per ospitare bambini e ragazzi.

Secondo i dati disponibili, circa il 60% degli istituti scolastici italiani è privo di questo documento. Una percentuale che, a seconda della fonte e dell’anno di rilevazione, oscilla tra il 53% e il 60%, ma che in ogni caso racconta la stessa storia: la maggioranza degli edifici scolastici del Paese non ha mai ottenuto — o ha perso — una certificazione fondamentale. A questo si aggiunge che quasi il 60% delle scuole manca anche del certificato di prevenzione incendi, e che oltre la metà degli edifici non ha mai effettuato collaudi statici.

In termini assoluti, si parla di circa 36.000 edifici scolastici non a norma su tutto il territorio nazionale. Un numero che dà la misura reale del problema, al di là delle percentuali.

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Crolli, infortuni e il conto che sale ogni anno

Il rischio non è solo teorico. I dati sui crolli parlano chiaro: in un singolo anno scolastico sono stati documentati tra i 44 e i 68 cedimenti strutturali negli istituti italiani, con almeno una dozzina di feriti accertati. Si tratta di calcinacci che cadono dai soffitti, controsoffitti che cedono, balaustre che si sbriciolano, pavimenti che si aprono. Episodi che si ripetono con una frequenza che dovrebbe far riflettere, e che invece rischiano di diventare quasi una normalità accettata.

La situazione è peggiore nelle regioni del Sud, dove una quota più alta di edifici necessita di interventi urgenti rispetto al Nord del Paese. Non è una questione di negligenza locale: spesso dipende dall’età media degli edifici, dalla minore disponibilità di risorse comunali per la manutenzione straordinaria e da una storica difficoltà nell’intercettare i fondi nazionali ed europei destinati all’edilizia scolastica.

Freddo d’inverno, caldo d’estate: il comfort che manca

Accanto al tema della sicurezza strutturale, c’è un problema di vivibilità quotidiana che riguarda milioni di studenti. Una scuola su dieci in Italia non ha un impianto di riscaldamento funzionante: il 10% degli edifici scolastici affronta i mesi invernali senza garantire temperature adeguate nelle aule. Classi in cui si studia con il cappotto addosso, genitori che protestano, insegnanti che chiedono chiusure temporanee: sono scene che si ripetono ogni inverno in molte province italiane.

Sul fronte opposto, solo il 7,42% delle scuole è dotato di impianti di condizionamento. Un dato che, in un Paese dove le temperature estive superano regolarmente i 35-38 gradi in molte aree, rende le ultime settimane di scuola a maggio e giugno — e quelle di settembre — spesso insostenibili. L’aula surriscaldata non è solo un disagio: incide sulla concentrazione, sulla salute e, di fatto, sulla qualità dell’apprendimento.

Perché il problema si perpetua e cosa si potrebbe fare

Le cause di questa situazione sono molteplici e si intrecciano tra loro. Molti edifici scolastici italiani sono stati costruiti tra gli anni Cinquanta e Settanta, in un periodo di rapida espansione demografica, con standard costruttivi che oggi risultano ampiamente superati. La responsabilità della manutenzione ricade sugli enti locali — comuni per le scuole dell’infanzia e primarie, province per le secondarie di secondo grado — che spesso non dispongono delle risorse necessarie per interventi strutturali importanti.

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A questo si aggiunge una burocrazia che rallenta i processi di adeguamento: ottenere o rinnovare un certificato di agibilità richiede verifiche tecniche, collaudi, aggiornamento degli impianti e, in molti casi, lavori significativi. Lavori che richiedono tempo, soldi e spesso lo spostamento temporaneo degli studenti. Il risultato è che molti edifici rimangono in uno stato di limbo normativo: non certificati, ma nemmeno chiusi, perché chiuderli significherebbe lasciare centinaia di famiglie senza un punto di riferimento.

Fondi come quelli del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno destinato risorse specifiche all’edilizia scolastica, ma la velocità di spesa e la capacità progettuale degli enti locali rimangono variabili critiche. Non basta stanziare denaro: serve che arrivi davvero agli edifici che ne hanno bisogno, nei tempi giusti.

Cosa può fare un genitore oggi

Di fronte a questa fotografia, la domanda pratica è lecita: come ci si comporta? Prima di tutto, è possibile chiedere direttamente alla dirigenza scolastica se l’edificio è in possesso del certificato di agibilità e del certificato di prevenzione incendi. Non è una richiesta straordinaria: è un diritto. I documenti relativi alla sicurezza degli edifici scolastici sono in linea di principio accessibili.

In secondo luogo, i consigli di istituto e i comitati genitori sono le sedi naturali in cui sollevare queste questioni, chiedere aggiornamenti sullo stato degli interventi programmati e monitorare l’utilizzo dei fondi assegnati. Dove esistono segnalazioni di problemi strutturali evidenti — infiltrazioni, crepe, impianti non funzionanti — è possibile presentare formale richiesta all’ente locale proprietario dell’edificio, che è tenuto a rispondere.

Il problema delle scuole senza certificato di agibilità in Italia non si risolve con un articolo né con una singola campagna di sensibilizzazione. Ma ignorarlo, o accettarlo come un dato di fatto immutabile, è la scelta peggiore che si possa fare — per i propri figli e per tutti gli altri.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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