Ambiente

Legge Gadda, 10 anni dopo: 3,7 milioni di tonnellate donate e 10,3 miliardi di valore generato

Legge Gadda 166/2016: dieci anni di battaglia allo spreco alimentare, 3,7 milioni di tonnellate donate

Dieci anni fa, il Parlamento italiano approvava con un consenso trasversale e raro una legge destinata a cambiare il modo in cui il Paese guarda agli avanzi, agli scarti, alle eccedenze. La legge Gadda antispreco alimentare, formalmente la legge 166/2016, compie oggi un decennio e i numeri del suo bilancio sono difficili da ridimensionare: 3,7 milioni di tonnellate di cibo recuperato e donato, 40 milioni di confezioni di medicinali redistribuite e un valore economico e sociale complessivo stimato in 10,3 miliardi di euro. Non è retorica: è il risultato di una norma che ha scelto di rendere conveniente fare la cosa giusta.

Cosa ha cambiato davvero la legge 166/2016

Prima del 2016, donare cibo in eccedenza era tecnicamente possibile ma burocraticamente complicato. Le imprese della distribuzione e dell’industria alimentare si trovavano spesso davanti a un paradosso: buttare costava meno che donare. La legge Gadda ha rovesciato questa logica, semplificando le procedure fiscali e amministrative per chi cede gratuitamente prodotti alimentari a enti del Terzo Settore, riducendo gli oneri documentali e chiarendo le responsabilità in materia di sicurezza alimentare.

Il meccanismo è diventato più fluido: un supermercato che si trova con prodotti prossimi alla scadenza può cederli a un banco alimentare o a un’associazione convenzionata senza affrontare pile di moduli o rischiare sanzioni per questioni formali. Questo ha abbassato la soglia d’ingresso per migliaia di operatori, grandi e piccoli.

Non meno importante è stata l’estensione del campo di applicazione: la norma non si è limitata al cibo, ma ha incluso prodotti per l’igiene personale, abbigliamento, giocattoli e ha aperto alla raccolta di eccedenze da negozi di prossimità, mercati rionali, ristoranti, hotel e grandi eventi. Una visione ampia, che ha trasformato la legge in uno strumento di economia circolare a tutto tondo.

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I numeri che raccontano un decennio

I dati elaborati dalla Fondazione Terzjus e dalla Fondazione Valore, con il supporto della Fondazione Cariplo, fotografano una crescita costante. Tra il 2016 e il 2025, le eccedenze alimentari raccolte dal Banco Alimentare dall’industria e dalla distribuzione sono aumentate del 95%: si è passati da circa 22.000 tonnellate all’anno a quasi 42.800. Quasi il doppio, in dieci anni.

Questo incremento non è casuale. Riflette un cambiamento culturale nelle aziende, che hanno progressivamente strutturato processi interni per identificare, separare e trasferire le eccedenze invece di smaltirle. La legge ha dato la spinta iniziale; poi molte imprese hanno scoperto che la donazione, oltre a essere eticamente coerente, si integra bene con gli obiettivi di sostenibilità e rendicontazione non finanziaria.

I 40 milioni di confezioni di farmaci donate rappresentano invece una delle dimensioni meno conosciute della legge, ma forse una delle più preziose. Medicinali ancora validi, non utilizzati, che altrimenti sarebbero stati distrutti, sono arrivati a chi non poteva permettersi di acquistarli. Il valore di questo flusso, sommato a quello alimentare e agli altri beni recuperati, porta al totale di 10,3 miliardi di euro di valore generato.

Perché una legge sull’antispreco riguarda anche le famiglie

È facile pensare alla legge Gadda come a qualcosa che riguarda solo le grandi imprese o le organizzazioni non profit. In realtà, i suoi effetti arrivano fino alle tavole delle famiglie in difficoltà economica e, indirettamente, a tutti noi attraverso la riduzione dell’impatto ambientale dello spreco alimentare.

Ogni tonnellata di cibo che non finisce in discarica evita emissioni di gas serra, risparmia acqua e risorse agricole che erano state impiegate per produrlo. Lo spreco alimentare lungo tutta la filiera — dalla produzione alla distribuzione, fino alle cucine domestiche — è uno dei problemi ambientali più sottovalutati. La legge Gadda antispreco alimentare agisce su una parte specifica di questa catena, quella industriale e commerciale, con strumenti concreti e misurabili.

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Per le famiglie che si rivolgono ai banchi alimentari e alle associazioni convenzionate, i risultati sono ancora più diretti: più cibo disponibile, di qualità, che altrimenti sarebbe andato perduto. In un periodo in cui il costo della vita ha messo sotto pressione i bilanci domestici di molti italiani, questo flusso di redistribuzione ha un peso reale.

Cosa manca ancora e dove si può migliorare

Un bilancio onesto non può ignorare i margini di miglioramento. La legge Gadda antispreco alimentare ha funzionato bene nel segmento industriale e della grande distribuzione, ma la raccolta dal piccolo commercio, dai mercati e dalla ristorazione rimane ancora frammentata. Le infrastrutture logistiche per il recupero capillare non sono uniformi su tutto il territorio nazionale: alcune regioni hanno reti consolidate, altre sono ancora indietro.

C’è poi la questione della consapevolezza: molte piccole attività commerciali non sanno ancora che donare è più semplice di quanto credano, o non conoscono i soggetti a cui rivolgersi. Colmare questo gap informativo è probabilmente il passo più urgente per il prossimo decennio.

Resta però il fatto che l’Italia, con questa norma, si è dotata di uno degli strumenti legislativi più avanzati in Europa sul tema dell’antispreco. 3,7 milioni di tonnellate di cibo che hanno raggiunto chi ne aveva bisogno invece di diventare rifiuto sono una risposta concreta, verificabile, a un problema che sembrava troppo grande per essere affrontato con una sola legge. Non lo era.

Per chi vuole approfondire il testo normativo e i meccanismi operativi, il rapporto della Fondazione Terzjus offre un’analisi dettagliata dei dati e delle prospettive future. Il decennio appena concluso ha dimostrato che le buone leggi, quando sono semplici e convenienti da applicare, funzionano davvero.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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