Alcune soluzioni legali per pagare meno tasse, applicabili fin da subito.
L’Italia è uno dei Paesi in cui la pressione fiscale ha raggiunto livelli elevatissimo, anche se messa a confronto con gli altri Paesi membri dell’Unione Europea, e per questo viene spontaneo chiedersi cosa fare per pagare meno tasse.
La risposta ovvia è che per nessun motivo si deve evadere il Fisco. L’evasione fiscale non è la soluzione, e grazie ai sistemi innovativi a disposizione della Polizia tributaria l’eventualità di essere scoperti è praticamente del 100%.
Vediamo in breve alcune soluzioni legali applicabili fin da subito per pagare meno imposte se si ha una piccola attività imprenditoriale.
Partire col piede giusto è fondamentale, e la selezione della forma societaria può portare numerosi vantaggi fiscali o trasformarsi in un grave peso se errata. Se la prospettiva è quella di avere utili superiori ai 60 o 70 mila euro l’anno converrebbe optare per una società di capitali.
Anche questa è un’opzione iniziale, e sarebbe conveniente sfruttare i regimi più vantaggiosi quando possibile, come il regime forfettario che offre la possibilità di pagare un’imposta sostitutiva con un’aliquota al 15% se il volume d’affari è inferiore a 65 mila euro.
In alternativa si può (o si deve, in base alla forma giuridica scelta) scegliere il regime ordinario, il regime semplificato, il regime di vantaggio o il regime di cassa.
Molte aziende tendono a sottovalutare il problema delle risorse umane, assumendo personale nei momenti di picco lavorativo e creando una base di personale per i lavori generici: segretaria, pulizia, trasporti, magazzino.
Questa non è la soluzione migliore: delegare ad aziende esterne le lavorazioni meno importanti come la pulizia dei locali, consentirebbe un notevole risparmio di contributi previdenziali creando a bilancio un costo per un servizio integralmente deducibile ai fini IRAP, a differenza del costo del personale che non sempre lo è.
Un altro sistema di pagamento delle retribuzioni è lo sfruttamento dei cosiddetti “ticket restaurant”. Laddove si è obbligati a concedere l’indennità di mensa è possibile concedere ai propri dipendenti un buono pasto per un massimo di 5,29 euro al giorno, interamente deducibili e spendibili senza costi dal lavoratore.
La soglia si alza a 7 euro per i buoni pasto elettronici. Sul buono pasto si paga il 4% di IVA, e non sono presenti altre imposte né per l’azienda né per i lavoratori. Il risparmio, in termini di contributi previdenziali, è palese e non cambierà nulla per il lavoratore.
La scelta del consulente fiscale può fare la differenza in parecchi aspetti della gestione, non solo quella fiscale. E’ importante non scegliere a scatola chiusa il commercialista, ma sceglierlo per le sue competenze perché in grado di prevedere e prevenire le batoste di F24.
Un buon commercialista deve essere un alleato, un punto di riferimento che indichi la strada migliore da percorrere e che pianifichi fiscalmente l’azienda.
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